Ciao a tutti, finalmente siamo tornati dal viaggio, ma soprattutto finalmente abbiamo la possibilità di concederci un momento per aggiornarvi sugli sviluppi. Già perchè quando vai in ferie e ci stai un pò, al ritorno te la fanno pagare! Tornati al lavoro non abbiamo fino ad oggi staccato un secondo... e tra poco il trasloco, ma questa è un'altra storia.
Dicevamo che finalmente siamo tornati, ci siamo deliziati con il viaggio che ci avete, generosamente, regalato e siamo felici di questa scelta. Il racconto comincia con il viaggio, i commenti alla fine, per le foto invece è in fase di creazione un album PICASA al quale sarete tutti invitati.
La prima tappa del viaggio è stata Il Kairo, durata della permanenza 7 giorni, e da gran signori....
Si perchè, a parte la botta all'arrivo (l'aeroporto è un caos pazzesco agli arrivi, ma alle partenze è anche peggio!!!) siamo stati consegnati dal nostro contatto al nostro autista (dicevamo infatti gran signori perchè abbiamo girato tutta la settimana con auto ed autista personale... e quando ci ricapita????) anche perchè al Kairo senza autista non si può girare. il traffico è allucinante, si fa davvero a sportellate, non c'è un criterio e perfino il peggiore dei guidatori palermitani o napoletani soffrirebbe tanto... Prima tappa albergo, il Flameco hotel di Zamalek (mica pizza e fichi....). Risparmiamo l'itinerario completo con pranzi e cene nei posti più allucinanti del Kairo, dicevamo infatti il grosso dei commenti alla fine, ma sappiate che in un ristorante di extralusso (ma lusso vero!) si mangia bene e comodamente con l'equivalente di 10,00 € in due...
Il primo giorno non avevamo ancora contattato la guida, era venerdì e lì non si lavora molto... Quindi abbiamo deciso di ottimizzare i tempi facendo il doveroso shopping ed evitando di perdere giornate con la guida per girare bazar etc. Siamo quindi andati al mercato di Kan el Khalili (ci sembra si scriva così), davvero magnifico il susseguirsi di vicoli e vicoletti pieni di tutte le chincaglierie più tipiche (ma anche più tristemente turistiche) dell'Egitto, ma prima di questo mercato un giro doveroso lo meritava il mercato VERO, quello dove gli egiziani del Kairo vecchio fanno la spesa o "le spese" quindi immersi nel vecchio mercato della carne e del pesce. Azz! mangiano le peggio frattaglie, e fortuna che il maiale non si tocca perchè ci mancava solo quello... Ah dimenticavamo, non solo del porco non si butta niente, anche della mucca, della pecora e.... del dromedario (si sappia per tutti che abbiamo scoperto che gran parte del Kebab che si mangia lì ma anche di quello che arriva in Europa, ha una grossa percentuale di carne di dromedario - il cammello in Egitto non c'è -... Il più grande regalo di Halla agli uomini... Il giro è poi proseguito al mercato delle stoffe, quello per capirci dove i turisti diciamo che non sono proprio ammessi (ma chi se ne frega!). Il traffico in auto si ripete anche a piedi, spintoni, pestoni etc. e le peggiori sono le donne! già perchè siccome gli uomini non possono toccare le donne, ma viceversa si, ecco che si prendono la vendetta... ed anche tra loro non si risparmiano, soprattutto se l'antagonista è per così dire "minuta".
Finito il giro dei due mercati tipici ci siamo, sì dedicati allo shopping. Abbiamo beccato un negozietto di petre preziose da paura, un'infinità ed a prezzi inimmaginabili: turchesi, lapislazzuli, coralli, rubini, geodi di tutte le forme e dimensioni, quarzi e chi più ne ha più ne metta (ovviamente abbiamo conservato il biglietto da visita che la nostra cugina Raffaella ci aveva doverosamente passato). Splendia è poi la via che a Palermo chiameremmo "dei calderai" , dove si producono e vendono oggetti in ferro battuto come... cupole di minareti in ferro e bronzo e "miniature" di questo tipo (miniature è virgolettato perchè la dimensione "minima" è di un metro e mezzo abbondante...), stoviglierie e le tipiche (veramente improponibili!!) lampade del Ramadan. Si perchè eravamo prossimi al Ramadan ma come si suol dire "un c'impincimu" per un pelo...
La serata invece ci ha riservato, come vedrete nelle foto, uno splendido giro sulla riva del Nilo, nella zona dalla quale partono le feluche per il giro "romantico" al tramonto. Il tramonto è davvero bello da lì anche se il distacco dal caos infernale e dell'inquinamento non c'è; risultato abbiamo fatto bene a rinviare il giro in feluca.
Il giorno seguente, sabato, niente guida di nuovo. E' sabato e non si lavora, anzi si va in moschea. Spettacolare il giro per il Kairo, semivuoto, con la gente che fa la corsa per la preghiera dell'una. ammappati in 4 in moto, in 493 in autobus, in 61 in auto tutti alla moschea, tranne noi ovviamente che non siamo ammessi in quanto non musulmani, quindi.... palazzo di Mohamed Alì, non il pugile! Colui che liberò l'Egitto dal dominio mamelucco (e del modo in cui lo fece avremo modo di parlarne in seguito). Nessuno lo conosce sto palazzo, nessuno sa dov'è, meno male che la nostra ottima guida era anche guida telefonica: chiamata alla guida, lei parla con l'autista, indicazioni e via al palazzo. Davvero spettacolare, un pò fuori mano ma spettacolare! Solo 4 stanze in una estensione gigantesca, un megaporticato intorno ad una fontana/piscina e 4 stanze ai 4 angoli. Palazzo di rappresentanza, e che rappresentanza. Le foto parleranno chiaro. Da lì direzione moschea di Ibn Tulun. Dopo la moschea azzurra è la più grande che abbiamo visto ed è quella che è piaciuta di più in assoluto a Leonard. Davvero splendida e grandissima, tutta aperta e soleggiata ma, nonostante il caldo, freschissima. Ovviamente eravamo minuti dei nostri ottimi calzettoni di megaspugna usa e getta (nelle moschee si entra senza scarpe e se si poggiano le scarpe a terra lo si fa rivolgendo la suola verso l'alto in quanto il suolo è sacro) e quindi ci siamo evitati verruche ed altri meravigliosi malanni alla pianta dei piedi. Davvero sconsigliato il giro a piedi nudi... Anche arrivare alla moschea non è stato semplice, quella "cosazza nnutile" di Shabama (l'autista) ci ha lasciato nel posto sbagliato (a dire il vero ottima la guida ed il servizio ma almeno un tuttocittà se lo poteva fare prestare - non ne ha azzaccata una in una settimana). Quindi grande mega camminata sotto il pico del sole attraverso la parte diciamo non più ospitale del Kairo, per usare un eufemismo, per raggiungere la moschea. Prima dell'entrata alla moschea però c'è (non tutti lo sanno) una splendida abitazione, la casa di Gayer Anderson, generale dell'armata britannica del periodo coloniale, che unì due vecchie case padronaliper farne la sua residenza. Il giro merita davvero, ancora intatto tutto e c'è la possibilità di girare tutta la casa. Lì abbiamo beccato dentro un tizio, diciamo una similguida/volontario/impiegatodellufficiodelturismo (come se ne beccano tanti nelle località turistiche) che ci ha accompagnato per tutto il giro: fotografie, spiegazioni etc. Solo abbiamo toppato con la mancia (non avevamo tagli piccoli) e gli abbiamo dato veramente poco alla fine, e ci è rimasto molto male. Già perchè la mancia è un must in Egitto, per tutto, e capire all'inizio il valore da dare al servizio non è affatto semplice anche perchè ci si trova sempre con tagli grossi e cambiare i soldi in tagli minori non è facilissimo. Fatto questo c'ra l'idea di andare a vedere le moschee del Kairo vecchio (quelle che nell'itinerario programmato con la guida non erano state inserite). Ebbene niente di più complicato. Puoi avere la migliore delle giude turistiche, la mappa più dettagliata del mondo e la bussola più precisa della NASA ma non ci sono soluzioni per non perdersi nei meandri del Kairo vecchio. Per altro nessuno lì parla inglese/francese/tedesco/spagnolo/italiano, solo arabo. Ma la gestualità dei siciliani (anche se non sempre uguale a quella araba) ci ha aiutato e San Mimo ci è venuto incontro. Risultato un paio di tizi ci hanno fatto strada per le viuzze, fino all'arrivo alla porta "rossa" la porta antica del Kairo sulla via Rossa.
La via rossa si chiama così perchè è il posto in cui Mohamed Alì (non il pugile ho detto, è lo stesso di prima!) appese le teste dei 423 mamelucchi dopo il massacro avvenuto alla cittadella. Li aveva invitati tutti a cena, ed alla fine della cena quando stavano andando via fece chiudere tutte le porte della cittadella e li fece trucidare, finito il massacro fece appendere le teste alla porta Rossa (porta del mercato inferiore del Kairo vecchio) a monito del suo savoir faire. e così anche gli ultimi mamelucchi si estinsero. Adesso capisco la dizione "mammalucco", certo furbi furbi non dovevano essere.
Detto questo, per puro caso becchiamo la Wikala dove la sera del giorno dopo avrebbero fatto la danza dei sufi. Questa è un'esperienza imperdibile. La danza la fanno solo alcune sere (di norma il martedì ed il mercoledì. Le informazioni sulla danza (orario essenzialmente e luogo) le si possono ottenere presso la reception del Marriot, ma poi beccare qualcuno che sappia dov'è il posto non è così facile. Però dicevamo abbiamo beccato il posto da soli e quindi problema risolto. La danza dei sufi è imperdibile dicevamo; il contesto è una Wikala ovvero una struttura creata per i mercanti dove questi andavano a rinfrancarsi, dormire e mangiare prima del mercato del giorno dopo. Al pian terreno rimanevano le merci e gli animali mentre sopra c'era il piano delle cucine e quello dove dormire. La wikala è appena restaurata ed è di una bellezza spropositata, merito anche dell'illuminazione, azzeccatissima, che hanno messo. La danza dei sufi è una danza tipica di alcuni seguaci/praticanti del sufismo che, al ritmo di una musica spettacolare e trascinante suonata con strumenti tradizionali, danzano girando su se stessi, al fine di raggiungere l'estasi, per ben 45 minuti ininterrottamente. Lo spettacolo dura circa due ore, ma volano.
Il giorno seguente è stato il primo giorno con la nostra guida, Silvia, che è la guida dell'ambasciata d'Italia al Kairo. Davvero una persona speciale. Italiana cresciuta al Kairo con una conoscenza dell'Egitto smisurata. Si potrebbe stare ore ed ore ad ascoltarla e non ci si annoierebbe mai. Questa giornata l'abbiamo dedicata al museo egizio. Il caldo era feroce, non c'erano alternative. Il museo egizio è davvero molto ricco e bello, ma il numero di turisti è spropositato per la struttura. Un pò di cose però fanno rabbia: gli oggetti, per la gran parte, non sono protetti e quindi chiunque passa e tocca! altra cosa che fa una rabbia tremenda è che si vede il tesoro di Tutankamon, il faraone morto giovanissimo per un incidente di caccia. Il tesoro è davvero splendido ed è stato trovato intatto perchè la tomba è stata scoperta per caso. In realtà il tesoro che si vede al museo è solo la metà in quanto la legge prevede che lo scopritore si possa tenere la metà di quello che trova (metà in numero di oggetti non in valore!) e questa è la prima fonte di rabbia. Ma se si pensa che questo faraone regnò pochissimo e per la preparazione della tomba ci fu pochissimo tempo (morte prematura ed inaspettata) allora viene da pensare cosa saranno stati i tesori dei faraoni tipo Ramsesse II (ed ecco la seconda fonte di rabbia) che però non sono stati mai trovati in quanto le tombe sono state saccheggiate!
Tornando al museo comunque fa paura la perfezione degli oggetti che ci sono: al tempo dei faraoni non conoscevano la ruota (ed hanno fatto le piramidi) ma non conosevano nemmeno il ferro! eppure sono perfette le statue in pietra (e come le hanno inagliate a morsi?), quelle in legno, le miniature delle barche del sole (la barca che portava l'anima del faraone lungo il percorso per arrivare alla pesatura del cuore) e tutti gli altri oggetti. Pauroso poi il primo ombrellone della storia. Come non parlare delle mummie. E infatti ne parliamo. Innanzitutto l'accesso, supermegabiglietto a parte, 100 pounds egiziani, niente di inaccessibile ma basti pensare che l'entrata al museo costa 50 a persona... Nella sala non ce ne sono tantissime, ma ovviamente quella di Ramses II merita di per se il prezzo del biglietto, soprattutto per uno, come Leonardo, che ha passato notti insonni sui libri di Christian Jaque (si scrive così?). Ovviamente l'aspettativa è massima e quindi un pò "delusi" si esce, anche perchè lì dentro è pieno di gente e non ci si può soffermare moltissimo però le mummie hanno un fascino clamoroso.
Il giro al museo prende un bel pò di tempo, e quindi alla fine il meritato riposo ci ha portato a pranzare all'Hilton (il più vecchio degli hotel di extralusso del Kairo, il primo che ha dato vita alla serie di mausolei per occidentali) ed a lasciare la nostra guida per questa giornata.
La seconda parte della giornata è trascorsa all’insegna del giro delle chiese copte; la porzione di popolazione che ad oggi detiene l’eredità culturale dell’Egitto dei faraoni. Già perché i veri “successori” dell’antico Egitto sono proprio i compiti. Cristiani con riti e lingua tramandati oralmente (non esiste una lingua copta scritta) i copti sono stati oggetto delle peggiori persecuzioni da parte di tutti coloro che successivamente alle dinastie dei faraoni hanno colonizzato l’Egitto. Rimangono solamente alcune chiese, tutt’ora in funzione, nella parte copta del Kairo: il vecchio ghetto, dove sono ancora visibili alcune, sporadiche, costruzioni di epoca romana. La zona è sotto stretta salvaguardia dell’esercito (un po’ come tutte le località turistiche, ma qui se possibile anche di più) in quanto il ghetto copto è stato oggetto di numerosi attentati negli ultimi anni. Ci sono alcune perle che vale realmente la pena visitare (e lo abbiamo fatto con Silvia) un paio di chiese e la nuova sinagoga, ricostruita dopo l’incendio, sulla pianta e sul sito della vecchia storia sinagoga.
La storia del luogo è ricchissima e molto particolare, come particolari sono i luoghi, le vecchie abitazioni e tutto il quartiere, ma la calma che si respira e la tranquillità (zona chiusa al traffico), grazie anche alla presenza non selvaggia dei turisti, da l’idea di non essere al Kairo. Davvero ne vale la pena.
Il giorno seguente, finalmente, la temperatura ci permette di affrontare le piramidi, tutte! Si perché in realtà tutti pensano alle piramidi di Giza ma in realtà ne esistono anche a Saqquara, molto più lontane dalla città ed anche molto più antiche. In particolare a Saqquara è possibile ammirare la più antica delle piramidi, per altro costruita a gradoni.
Saqquara è davvero uno spettacolo, si arriva tramite una strada che costeggia un canale di irrigazione artificiale costeggiato da tutte le scuole di tessitura dei tappeti del Kairo, ma la cosa estremamente successiva sono i palmeti, distese interminabili e stupende di palme da dattero che segnano il limite tra il deserto e la città. Il contrasto è ancora più accentuato all’arrivo a Saqquara, il posteggio per la biglietteria è esattamente al limite tra la zona rigogliosa ed il deserto di sabbia e rocce, quello che stupisce è proprio la mancanza di una fascia di transizione che rende questo contrasto assolutamente sublime e che fa avvertire quello che doveva essere l’Egitto dei faraoni, soprattutto quando becchiamo appeso ad una palma un ragazzino che raccoglie i datteri alla “vecchia maniera”. Strategica è poi la biglietteria, tutta nuova, con un carinissimo museo (piccolo ma tranquillo) dedicato ad un archeologo francese che a Saqquara dedicò la sua vita.
Entrati nella necropoli ci siamo dilettati con la visita all’interno di una piramide (fortunona non c’era anima viva) davvero meravigliosa ed incredibile, e ad una tomba di un “dignitario” dove Silvia ci ha iniziato a quella che era la cerimonia funebre (durava tantissimo tempo ed era ricca di rituali pieni di significato). La tomba è stata l’inizio di un lungo momento di stupore che è poi durato praticamente fino al termine della crociera. Era il primo sito archeologico puro che visitavamo e non si può spiegare lo stupore davanti alla perfezione dei bassorilievi, delle pitture ancora conservate e del dettaglio incredibile delle narrazioni, fatte per sole immagini, che però rendevano meglio delle parole. Sempre a Saqqara abbiamo poi visitato il tempio maggiore del sito dove ogni faraone una volta ogni trenta anni (portati poi a 5 ed a una volta l’anno da Ramsesse II – megalomane!!) si recava per un rito di celebrazione dell’unità dell’Egitto (alto e basso) e della sua prossimità alla divinità. Lì c’è anche uno splendido bel vedere sulla necropoli e sul deserto che merita; incessante però, anche in quella tranquillità, la presenza di venditori (ma ci può stare) e di tizi che ti vogliono fare la superfoto della vita, il supergiro in cammello del secolo etc.
Da Saqqara un veloce passaggio a Menphis, quella che era stata per lungo tempo la capitale dell’Egitto e dove ormai rimane davvero ben poco (sembra che la chiuderanno ai turisti per fare nuove ricerche) a parte uno dei due colossi di Ramsesse II che allegramente vedete tra le foto.
E finalmente siamo a Giza. In realtà a Giza c’eravamo stati la sera prima, ma non è la stessa cosa, avevamo cenato all’Oberoy (spettacolare albergo alla base delle piramidi) e poi eravamo andati a vedere lo spettacolo “suoni e luci”. Su questo spettacolo ci sono opinioni contrastanti: la sfinge è il narratore e racconta, tra un gioco di luci, laser e musiche che illuminano meravigliosamente le piramidi, la storia dell’Egitto e delle piramidi stesse. Noi l’abbiamo visto in francese (ma c’è anche in italiano solo che quella sera non c’era) e siamo rimasti veramente incantati (per altro non faceva nemmeno caldo). Dicevamo che siamo arrivati a Giza.
Ecco Giza è la reale rappresentazione del disordine mentale e dell’incapacità di preservare le proprie cose che hanno gli arabi e gli africani in genere. A causa dell’afflusso di turisti le tribù nomadi del deserto si sono inizialmente avvicinate a Giza per vendere le cammellate nel deserto; fiutato l’affare sono diventate inizialmente stanziali in quella parte del deserto e poi si sono stabilite abbandonando il nomadismo (ma cu nasci tunnu un po’ moriri quadratu) e quindi nomadi erano in testa e nomadi sono rimasti. Capanne diroccate e costruzioni allucinanti alla base delle piramidi, devastazione e sporcizia, case – fienili – stalle tutto in uno con un risultato veramente allucinante (per fino un cavallo morto gettato nel canale che costeggia la strada), raccapricciante. Questi hanno l’ultima delle 7 meraviglie del mondo antico ancora esistente, sito protetto dall’UNESCO, e devastano in questa maniera? Ebbene si! Pur non di meno la vista delle piramidi apre il cuore, nonostante la presenza innumerevole di turisti, accompagnatori e macchine (al sito infatti non si entra a piedi ma si gira in auto o bus), quello che si vede è di una bellezza spropositata, incredibile davvero. Macchiette sono poi i militari che dovrebbero fare la sorveglianza ed invece ti invitano a toccare le piramidi “non si preoccupi, se lo dico io che sono militare….”. Più o meno il senso della discussione è stato questo, e poi ovviamente i militari (protettori della patria anche in Egitto) si guadagnano la giornata facendo foto ai turisti. Comunque è davvero uno spettacolo meraviglioso, come anche meravigliosa è la sfinge, anche se deludente perché ci se l’aspetta più grande. Incredibile, ma non la racconteremo, è poi il caso che ha portato alla costruzione, risultato abbiamo una bellezza archeologica come quella, ma solo per caso. Ancora una volta te ne vai pieno di gioia per la vista di questi posti incredibili ma pieno anche di rammarico per il modo in cui queste cose vengono gestite, per i saccheggi che hanno subito pensando a cosa dovevano essere quando erano ancora perfette (la chicca: tra la perdita della copertura in marmo levigato e l’erosione del vento, la piramide di Keope si è ridotta in altezza di 14 metri; c’è però una similcostruzione in metallo al suo vertice che mostra quale fosse l’altezza originaria. Chicca bis: sembra che ci sia un progetto giapponese per la protezione, in vetro, dall’erosione atmosferica ed eolica). A due passi da lì infine il cantiere per il nuovo museo archeologico del Kairo, in pieno deserto in costruzione una struttura in vetro e ferro (una bella serra?) sull’ennesimo progetto giapponese.
L’ultimo giorno al Kairo lo abbiamo dedicato al giro delle moschee, stupendo in parte la nostra cara Silvia in quanto le abbiamo fatto vedere dove ci eravamo persi nei giorni precedenti. Le moschee e la cittadella quindi. La cittadella è l’antica città nell’unico alto morfologico del Kairo, una fortezza molto antica che poi diventò con Mohamed Alì il centro politico del Kairo. È lì che furono ammazzati i mamelucchi. Un bel labirinto dove si vedono essenzialmente alcune moschee (i palazzi e gli archivi sono in restauro). Colpisce, ma solo se hai la guida buona, la diversità architettonica delle moschee, i modi di costruirle secondo periodi storici ed influenze diverse sia della moschea di per se che dei minareti. La cittadella merita una visita, anche per la moschea azzurra, l’esatta riproduzione di quella turca, che Mohamed Alì fece costruire lì. In teoria poi c’è anche un bel vedere, ma con tutto quello smog l’unica cosa che si riesce a vedere è il fatto che gli egiziano hanno una strana concezione del tetto delle case: depositi di sfabbricidi e monnezza, tanto per cambiare…
Da lì giro delle moschee mamelucche: due le principali ai piedi della cittadella usate anche come rifugio durante le invasioni napoleoniche (si vedono ancora le cannonate sparate dalla cittadella verso il basso per sedare la rivolta). In una di queste sono sepolti lo scià di Persia (morto in esilio a Roma e grande amico del nostro ottimo principe, ed anche lui contrabbandiere d’armi) ed anche l’ultimo re d’Egitto. Il giro è terminato alla moschea azzurra, niente di eccezionale architettonicamente ma particolarissima la copertura interna di maioliche bianche e blu della tradizione turca.
E diciamo che qui finisce la permanenza al Kairo.
Il giorno dopo è iniziato quello che secondo noi è la parte più bella del viaggio e che sicuramente è da non perdere: la crociera da Luxor ad Asswan (Siene per i latini da cui sienite, la roccia di quella zona, così Davì è contento).
Va premesso che, con tutti gli inconvenienti avuti con l’agenzia di viaggi alla fine abbiamo optato per organizzarci noi il tutto, quindi la crociera era un po’ “sgarra o inzerta”; l’avevamo prenotata, rigorosamente on line, con una agenzia egiziana. Siamo certi che un tour operator italiano non sarebbe mai riuscito a fare di meglio (e soprattutto ci avrebbe spennato per lo stesso servizio). Il servizio di transfer perfetto, efficientissimo, spettacolo. Ma la nave: a detta delle guide con le quali poi abbiamo avuto modo di parlare è la nave più grande e lussuosa del Nilo. Ci hanno coccolati dall’inizio alla fine, su tutta la linea, e Leonardo è anche riuscito a prendere 3 chili in 5 giorni, ma questi sono dettagli. La crociera parte da Luxor quindi primo giorno tour di Luxor con templi: Luxor e Karnak. Splendidi! Due siti archeologici meravigliosi, tutto ben conservato (se contiamo che parliamo di appena 4/5000 anni…) e poi anche la cittadina è tranquilla, l’aeroporto ben organizzato, nuovo e pulito, veramente una splendida impressione. Pomeriggio: ottimo bagno in piscina guardando uno dei tanti, meravigliosi, romanticissimo, incredibili tramonti sul Nilo.
Il giorno dopo la valle dei re. Che posto! La valle di per se è una gola gigante con una serie di paleo alvei laterali che ne costituivano gli affluenti. Per arrivarci è un po’ lunghetta, anche in auto perché si passa dal lato orientale del Nilo a quello occidentale. Non a caso ci seppellivano i faraoni. La riva occidentale, quella dove tramonta il sole, era la parte di Nilo dove credevano fosse l’aldilà, ecco il perché di questa posizione (che val per altro per tutte le tombe egiziane).
Lì abbiamo visitato tre tombe, una più bella e caratteristica dell’altra, ed ancora una volta siamo rimasti davvero stupiti. È tutto incredibile: il modo in cui arrivava in questi siti il materiale per fare i sarcofagi (blocchi titanici di granito compattissimo dalle cave di Asswan), il modo in cui gli facevano risalire la valle dei re (oggi sarebbe un trasporto eccezionale) il modo in cui facevano, senza gru, risalire all’imbocco delle tombe sti mega blocchi e soprattutto il modo in cui li calavano dentro, in buchi dove, giuriamo, anche Giusi si chinava per entrare. Per non parlare poi dello scavo, dei meandri sotterranei, delle decorazioni in ogni angolo e sul tetto, una cosa da togliere il fiato.
Da lì visita al tempio di Atsepshut, la regina usurpatrice del trono che si vestiva da maschio perché il popolo non sapesse che era una donna. I suoi cartigli, secondo la tradizione che il cartiglio nella statua preserva l’immortalità, sono stati tutti completamente cancellati, e molte delle sue statue sfigurate. Ma il tempio, scavato direttamente nella roccia, è incredibile. Immenso e splendidamente calato nel contesto di questo immenso anfiteatro di roccia calcarea, ancora una volta nel superdeserto. Poi visita ai due colossi che aprivano la strada verso la necropoli e via verso un ulteriore tempio (come si chiamava??) molto ben conservato e soprattutto non molto battuto. Bel collegament!
Al secondo giorno quindi partenza e giornata intera di navigazione: spettacolo! A destra e sinistra le isolette di piante, i pescatori che andavano a remi a pesca o a raccogliere le alghe, i frutteti tutto intorno, i pascoli in queste strisce minime che di terra non sono, la nave che si ferma per far attraversare la mandria in acqua (a nuoto), il deserto subito al di là, il tramonto e le stelle.
Ed eccoci ad Edfu, visita del tempio. Innanzitutto a differenza di tedeschi che c’erano in nave con noi, a noi ad Edfu ci hanno preso in carrozzella, un bel giretto in carrozza e via verso il tempio. Il tempio, non risale al tempo delle dinastie, è decisamente successivo e tenta di riprendere lo stile faraonico con il risultato di sembrare si opulento ma senza quella strana magia dei templi di Luxor. Da lì ritorno (in carrozzella mi raccomando!!) alla nave e finalmente il momento che Giusi aspettava: il massaggio in terrazza sulla nave. Non diremo nulla però rispetto al fatto che il massaggiatore era un bonazzo e che pur in viaggio di nozze il massaggio della durata nominale di 30 minuti è durato ben oltre un’ora, perché potremmo sembrare delle male lingue e quindi non lo faremo…. J, massaggio per altro ribadito, con dovizia di soddisfazione, il giorno seguente.
Durante questa nottata abbiamo anche attraversato le chiuse di Esna, veramente molto caratteristico l carosello di accoglienza: barche e barche di locali che circondano la barca e cominciano a lanciare galabeie (la tunica locale) incellofanate nella speranza che qualcuno la compri. La cosa dura fino all’imbrunire in quanto la nave, troppo lunga, attraversa le chiuse da sola ( e non in coppia come generalmente capita).
Ultimo giorno di navigazione tempio di Kom Ombo (l’unico dedicato a due divinità, ce lo hanno fatto entrare in testa di quanto ce lo hanno ripetuto e quindi lo partecipiamo anche a voi). Carino, soprattutto perché si possono vedere i trucchi costruttivi di impilamento dei blocchi dei templi e di costruzione dei frontali. Poi caratteristica anche la posizione, in riva al Nilo e la presenza delle mummie di coccodrillo.
Un breve commento ancora sulla navigazione, sulla bellezza che ci circonda e che perdura durante tutto il viaggio, e soprattutto sul fatto che puoi, volendo, anche vederla comodamente dal balcone della cabina allegramente sdraiato nel letto (però noi questo lo abbiamo fatto poco in quanto preferivamo la piscina). Ed ancora un breve commento sul servizio a bordo: colui che ci rifaceva la camera, veramente un artista. Ogni volta che si usciva dalla camera al rientro trovavamo delle splendide sculture sul letto fatte con asciugamani e coperte: i due cigni, un elefante con in groppa un uomo, fino allo strillo di paura di Giusi….. un mega cammello seduto allegramente sulla tazza del water: sorpresa!
L’ultimo giorno si arriva ad Asswan. Questa parte del Nilo non è difficile immaginare che sia stata quella più amata da Ramsesse II. Il romanticismo della prima cataratta (il luogo delle rapide in cui il Nilo non è navigabile) con le sue isolette (meraviglioso il tempio di Esna spostato pezzo per pezzo per non essere completamente allagato dalla costruzione della grande diga), il lungo fiume ed il giro in feluca (la barca a vela tipica del Nilo – ricordate quella del Kairo che non avevamo preso??). Non prima però di aver visitato la grande diga e di aver raccolto la sabbia del deserto rosso! Che posto d’incanto….
Sfortunatamente, ahinoi, la magia, quella vera, finisce ad Asswan! Il giorno dopo è la volta del Mar Rosso. Va detto che il mare è incredibile, al primo contatto rimani senza fiato dai colori dei pesci che ti vengono a cercare per vedere che cosa sei. Anche non entrando in acqua ci si accorge di questi colori incredibili: arancione, viola, verde smeraldo, e che forme! Con l’occhio finto, con l’occhio in fronte, coi fiocchetti sulla coda, lunghi, corti, medi, larghi, stretti, grossi e magri, mimetici e vistosi, è la festa del mare e dei colori, e non si va per fare il bagno, il bagno è un dettaglio, lo scopo del gioco è riuscire a ricordarseli tutti.
Ogni medaglia ha però il suo rovescio: italiani e russi in un unico detersivo! La devastazione totale: casino, assenza di rispetto per la barriera, assenza di rispetto per tutto e questa simil fabbrica dei divertimenti apposta per loro. Un continuum di alberghi e locali finto tipici che si estendono per chilometri per la festa dell’italiano medio che poi, tornando a casa dirà: sono stato in Egitto. E che è Egitto quello? Quella è un misto, triste, tra Rimini e Las Vegas, tra un po’ di anni non rimarrà più nulla. Consiglio spassionato, se proprio andate a Sharm cercate siti vicino l’aeroporto. Gli aerei li sentite comunque in compenso la barriera è viva e bellissima!
Momento veramente divertente, figata!!!!!, la motorata in quad nel deserto: un po’ una palla tutti gli stress che ti fanno perché devi stare in coda etc., ma comunque divertente, e poi il deserto è molto diverso da quello di Asswan o dei dintorni del Kairo, il Sinai andrebbe visto dedicandoci un po’ di tempo, magari d’inverno però…..
Il viaggio ahinoi però finisce qui. Grande gioia però per averlo fatto, grande gioia per aver conosciuto luoghi e cose che altrimenti, senza il vostro aiuto, non avremmo avuto il piacere di vedere. E nonostante tutto anche una grande felicità di aver toccato con mano, ancora una volta, un popolo molto diverso da noi, ma anche molto diverso al suo interno, quello arabo, con le sue infinite contraddizioni. È vero che solo la conoscenza rende liberi e consapevoli: quando giri per il Kairo vecchio, nel degrado, nella miseria assoluta, tra la spazzatura ed i rifiuti e guardi in alto, verso il cielo, e non lo vedi perché c’è l’Hilton, in quel momento ti viene voglia di fuggire e di andare a vedere come si vive nel mondo di quelli che all’Hilton ci vanno. E quando arrivano qui i tre euro l’ora per farsi il mazzo, il vivere in dieci in un locale con un bagno sono comunque una vittoria perché da dove vieni il bagno non c’è per nessuno, da dove vieni tre euro li guadagni in un anno, perché dove sei la spazzatura c’è qualcuno pagato per portarsela via, perché da dove vieni l’acqua, anche sporca è un sogno! Ad ogni modo queste considerazioni, estremamente personali, forse sono il frutto di quello che abbiamo visto e che abbiamo scelto di vedere, diversamente da chi, negli stessi posti, sceglie di non vedere, e sicuramente da queste (poche?) pagine non è facile entrare nelle sensazioni dei nostri ricordi. Ad ogni modo grazie, a tutti.
Leonardo e Giusi
mercoledì 1 ottobre 2008
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